domenica 8 maggio 2011


Perché finiamo sott’acqua

Brutto mese novembre: era novembre quando il Po, nel 1951, ha allagato il Polesine, la prima grande tragedia nazionale, che riuscì a mobilitare emozione e solidarietà in tutto il Paese, appena uscito dalla guerra, e impegni perché non succedesse più; era il 4 novembre 1966, in pieno boom economico, quando le acque dell'Arno e le fogne di Firenze hanno invaso quella straordinaria città, e le acque dell'Adige hanno invaso Trento e il mare ha allagato Venezia; anche allora emozione e solidarietà e anche allora impegni perché non succedesse più. Era novembre quando ci sono state le grandi alluvioni del Piemonte nel 1994; ormai sempre meno emozione e qualche soldo agli alluvionati in modo che ricostruissero proprio dove le loro case e fabbriche erano state spazzate via. E' novembre ancora adesso che stiamo soffrendo per il dolore di tante famiglie nel Veneto e in Toscana e in Calabria e in Sicilia.

Se il mese di novembre è brutto perché i meteorologi dicono che le piogge intense si formano dallo scontro di masse di aria fredda e calda sulla nostra penisola, stesa là nel Mediterraneo fra Europa e Africa, anche tutti gli altri mesi dell'anno sono cattivi per frane e allagamenti: giugno Versilia (1996); luglio Ofanto e Manfredonia (1972), Valtellina(1987); settembre Soverato in Calabria (2000); ottobre Salerno (1954) e Genova (1970), e così via. "Calamità naturali", le chiamano, ma la natura non è né buona né cattiva: fa il suo mestiere che è quello di far circolare aria e acqua sugli oceani e sui continenti, così come il "mestiere" dell'acqua piovana consiste nello scendere dalle montagne e dalle colline al mare lungo le strade di minore resistenza, i torrenti, i fiumi i fossi, con maggiore o minore velocità a seconda di quello che incontra sul terreno, cose ben note e prevedibili.

I guasti vengono dal fatto che noi umani ci comportiamo sul territorio come se queste leggi non esistessero, costruendo strade e case, ponti e fabbriche e campi dove ci torna comodo, secondo piani che dovrebbero essere "regolatori", cioè adatti a regolare le scelte sulla base delle leggi della natura, ma che invece non tengono conto di tali leggi, anzi spesso operano contro di loro. L'unico sistema per evitare allagamenti e frane consiste nel predisporre sistemi per rallentare il moto delle acque con la vegetazione e i boschi e nel lasciare libero lo spazio di scorrimento delle acque nel loro cammino verso il mare. Purtroppo le valli sono spesso le zone più desiderabili per le costruzioni; i fondovalle sono stati occupati da strade e città a spese della vegetazione; sono state interrotte le strade naturali predisposte dalle acque per la loro discesa.

E' uscito di recente un libro scritto dall'economista Giovanni Ricoveri, intitolato "I beni comuni" (Jacabook, 2010) in cui viene ricostruito il processo con cui si è formata la proprietà del suolo; in tempi medievali la terra era "del principe", cioè dello Stato, che stabiliva dove dovevano o non dovevano essere costruite le città e i villaggi, come dovevano essere protetti o rinnovati i boschi, con leggi che sono arrivate spesso abbastanza intatte fino allo stato unitario, addirittura fino alla metà del Novecento. Queste leggi stabilivano che non si doveva costruire sulle rive dei fiumi e dei laghi perché si doveva lasciare spazio alle acque di muoversi nei periodi di piena che si manifestano in maniera abbastanza regolare e prevedibile, m,a soprattutto perché erano di proprietà del principe cioè, dello Stato (in termini più moderni erano "demanio statale"). Rive, boschi, fiumi possono essere usati come beni comuni dal "popolo" ma sotto il controllo dello Stato che ne è l'unico padrone nel nome del popolo stesso.

Le opere di salvaguardia del territorio, di pulizia e controllo dei fiumi, sono venute meno; lo stato, ormai ridotto con la lettera minuscola, per far soldi ha venduto e ceduto i beni collettivi cioè la base per la salvaguardia dei cittadini da alluvioni e frane, ha lasciato costruire secondo gli interessi dei proprietari privati dei suoli. Sorprende che in nessuno dei molti programmi dei vari "partiti" che si formano e disfano nell'attuale momento politico, figuri mai la parola "riassetto del territorio", che significa, in primo luogo, difesa del suolo contro l'erosione, almeno dove è ancora possibile farlo, regolazione e sistemazione e pulizia dei corsi di acqua, dai torrenti di montagna ai fianchi delle colline, ai grandi e piccoli fiumi, ai fossi di pianura, con l'unico imperativo di assicurare che l'acqua scorra senza violenza e senza ostacoli verso il mare, suo unico destino finale.

Ciò significa opere di rimboschimento, edificazione secondo criteri che lascino libere le acque di muoversi, dalle valli fino agli scarichi dei tombini urbani i cui intasamenti riescono a paralizzare per ore molte città (e ne sappiamo qualcosa anche da noi in Puglia). Purtroppo queste opere sono "competenza" si fa per dire, di innumerevoli enti, dai piccoli comuni, alle metropoli, alle Regioni, ai Ministeri, ciascuno dei quali opera per suo conto. Eppure una politica del territorio e di "prevenzione civile", ben diversa dalla protezione civile che appalta opere per riparare guasti già avvenuti ma che si sarebbero potuti prevenire, creerebbe posti di lavoro, contribuirebbe alla soluzione di problemi dell'energia e del traffico, offrirebbe occasioni produttive secondo i progetti "ecologici" e sostenibili. Soprattutto stimolerebbe una ripresa della moralità perché la moralità verso la natura è premessa per la moralità privata e pubblica. Sembra che l'uomo abbia perso la capacità di prevedere e prevenire: per questo finiamo così spesso sott'acqua.



Egregio Cavaliere

Faccio seguito a corrispondenza altrui a lei diretta e vorrei esprimerle le mie preoccupazioni per il suo stato.
Nel senso proprio, le mie preoccupazioni per il suo stato, sia per Lei,che per lo stato che governa da signore indiscusso.
Certo che esso è traballante, scricchiolante, tanto che alcuni titoli di giornali che spargono “ monnezza” lo hanno paragonato ad un bordello, altri giornali stranieri si sono meravigliati di come possano succedere certe cose e di come in questo stato il pubblico si confonda con il privato.
Lei si difende dicendo che c’è un complotto organizzato contro di lei da poteri forti che spingono tante ragazze a rilasciare interviste in cui sostengono di aver passato notti con lei, alcune da sole, altre in gruppo, non scendono molto nei particolari, almeno questo ci viene e le viene risparmiato.
E viene risparmiato anche allo stato traballante di cui sopra.
Ma quello che mi preoccupa è il suo stato, sua moglie Veronica dice che lei è malato, parla di malesseri della sfera sessuale, me ne dispiace molto, non si capisce bene a che cosa si riferisca.
Forse Lei ha delle manie sessuali.
È meglio comunque che non si sappia in giro, chissà la stampa estera come si scatenerebbe, e poi che c’è di strano, ognuno di noi ha le sue fissazioni.
C’è chi dice, però, che un capo di gabinetto dovrebbe lasciare, nell’esercizio delle sue funzioni, fuori dal gabinetto tutti i suoi problemi e le sue fissazioni.
Lasciamo perdere. È solo mondezza.
Ha ragione il suo avvocato, che però non riesce ad essere molto simpatico e bisogna dire che spesso e volentieri si infila in discussioni tortuose e ci infila la sua persona, la sua carica, le sue funzioni e spesso parla troppo ed a vanvera, e quando è in difficoltà dice :“Ma va là….”
Il fatto che sua moglie abbia detto che Lei è malato non vuol dire poi molto, si sa che le mogli a volte straparlano male volentieri dei mariti ed il vecchio adagio “tra moglie e marito non mettere il dito” riscuote da noi molto successo.
Le piacciono le ragazze, giovani, e poi le piacciono anche minorenni, ma le piacciono le donne anche un poco più mature.
Solo che ci sono i soliti che dicono che, data la sua carica, si dovrebbe astenere da ogni palpatina ed anche da accenni a palpatine ed altre cose in genere.
Insomma, caro cavaliere, c’è sempre stato intorno a lei un alone di santità e non si vuole che venga distrutto da episodi, da accuse giornalistiche e da voci che circolano soprattutto sulla stampa estera.
C’è anche il suo rapporto con la Chiesa, che da sempre la appoggia e la sostiene, ma si trova ora in qualche difficoltà.
C’è anche la sua famiglia, i suoi figli e i suoi nipoti. E le proprietà, i beni, le azioni, il suo patrimonio.
Occorre che lei prenda coscienza che la situazione è rischiosa.
Ma lei è un imprenditore ed il rischio è il suo campo preferito.